
Edmond di Stuart Gordon
Il regista Sturat Gordon nel passato ci ha deliziato con alcuni horror a basso costo che, nel loro piccolo, hanno segnato il genere, come Reanimator (1985).
Con un repentino (ma non troppo) cambio di rotta si tuffa in una sceneggiatura basata su un pezzo teatrale di David Mamet e fa il film che non ti aspetti. Racconta la discesa nel ventre oscuro di New York di un business man che non si riconosce piu’ nella vita che conduce. In preda a una crisi esistenziale, dopo essersi fatto leggere le carte da un’indovina, lascia la moglie e si avventura in un mondo per lui sconosciuto, fatto di truffatori, puttane e locali loschi. Si scontra con un’umanita’ che non ha nessuna comprensione nei suoi confronti, viene frainteso e fregato ad ogni passo, e l’unica persona che sembra finalmente capirlo viene spaventata dai suoi ragionamenti cosi’ lucidi da sfociare in pazzia. E la follia ha la meglio su di lui, portandolo negli abissi dello squallore, in un carcere, dove diventera’ di nuovo vittima.
Il protagonista e’ portato sullo schermo da un William H. Macy in grande forma. La sua espressione consumata rappresenta perfettamente il grigiore della opprimente vita middle class, e i modi gentili che pian piano si trasformano in scatti d’ira esprimono la violenza che si nasconde sotto tutti gli strati di conformismo. Nei suoi occhi e nel suo sorriso frustrato si intravedono i semi di una follia che almeno una volta abbiamo avuto paura di scorgere in qualcuno attorno a noi.
La regia asciutta e minuziosa completa un piccolo film (sono solo 82 minuti) che riesce a conquistare senza difficolta’ il suo spazio anche di fronte ad opere piu’ maestose. Consigliatissimo.