film, e poi?
20 Jan 08
Sick Girl (2006) di Lucky McKeeForse uno degli episodi di Masters of Horror che mi ha gustato maggiormente, tralasciando naturalmente l’atipico esperimento demenziale di Landis e l’inarrivabile Carpenter.Siamo nel campo preferito da McKee, che come in May mette in scena dei personaggi con piu’ di qualche sfumatura malata, ma all’apparenza normalissimi. A questo punto credo che Angela Bettis, con la sua aria innocente ma inquietante, sia la musa che ispira con successo il regista in storie cosi’ borderline. I rapporti umani non sono mai semplici, e l’espediente horror serve solo a far collassare il conformismo che tiene in piedi l’apparenza dettata dal sociale. Forse ancora gli manca un po’ di coraggio in piu’ per osare, ma il tono sempre leggero e ironico colpisce forte e non rischia mai di annoiare con pesanti retoriche. Basta vedere come la protagonista ricercatrice di insetti venga “raccontata” in poche scene, che ce ne fa affezionare senza utilizzare i soliti flashback o l’altrettanto abusata voce fuori campo. E l’altra meta’ della storia, la disegnatrice sognante, ci viene introdotta altrettanto bene senza praticamente dire nulla.E quando alla fine il cuore horror dell’opera esce fuori, non si puo’ dire nulla…  colpisce duro e non delude. Senza dimenticare la piccola perla animata, una manciata di secondi raccontano splendidamente un sogno surreale ma vivido e colorato come un quadro di Van Gogh.

Sick Girl (2006) di Lucky McKee

Forse uno degli episodi di Masters of Horror che mi ha gustato maggiormente, tralasciando naturalmente l’atipico esperimento demenziale di Landis e l’inarrivabile Carpenter.
Siamo nel campo preferito da McKee, che come in May mette in scena dei personaggi con piu’ di qualche sfumatura malata, ma all’apparenza normalissimi. A questo punto credo che Angela Bettis, con la sua aria innocente ma inquietante, sia la musa che ispira con successo il regista in storie cosi’ borderline. I rapporti umani non sono mai semplici, e l’espediente horror serve solo a far collassare il conformismo che tiene in piedi l’apparenza dettata dal sociale. Forse ancora gli manca un po’ di coraggio in piu’ per osare, ma il tono sempre leggero e ironico colpisce forte e non rischia mai di annoiare con pesanti retoriche. Basta vedere come la protagonista ricercatrice di insetti venga “raccontata” in poche scene, che ce ne fa affezionare senza utilizzare i soliti flashback o l’altrettanto abusata voce fuori campo. E l’altra meta’ della storia, la disegnatrice sognante, ci viene introdotta altrettanto bene senza praticamente dire nulla.

E quando alla fine il cuore horror dell’opera esce fuori, non si puo’ dire nulla… colpisce duro e non delude. Senza dimenticare la piccola perla animata, una manciata di secondi raccontano splendidamente un sogno surreale ma vivido e colorato come un quadro di Van Gogh.