film, e poi?
26 Jan 08
Il Postino (1994) di Michael RadfordHo rispolverato questo classico che tra una cosa e l’altra non ero mai riuscito a vedere per bene, e anche se e’ passato qualche (!) anno posso dire con assoluta certezza che non ha perso nulla della forza della prima visione. Michael Radford fa il suo dovere e lascia completamente spazio a Troisi che fa suo il ruolo della vita (in tutti i sensi purtroppo), riuscendo ad incarnare tutta la poesia delle opere del poeta argentino Neruda con una modestia mai fuori luogo, una sensibilita’ e una dolcezza che spesso sembrano relegate nella peggior accezione solamente ai film romantici del peggior pomeriggio mediaset. E’ il suo film, il film suo e della natura che lo accompagna fin dalla prima inquadratura e che nel finale lui stesso ci regala, magicamente catturata nell’audio cassetta, quasi a rappresentare il cinema stesso come medium, che deve essere in grado di sentire prima che di stupire, di emozionare prima che abbagliare. E dispiace enormemente pensare che, non dissimilmente dal poeta, cio’ che ci rimane alla fine e’ la pellicola stessa, testamento di un grande attore che con volonta’ ferrea si e’ donato completamente alla sua arte.

Il Postino (1994) di Michael Radford

Ho rispolverato questo classico che tra una cosa e l’altra non ero mai riuscito a vedere per bene, e anche se e’ passato qualche (!) anno posso dire con assoluta certezza che non ha perso nulla della forza della prima visione.

Michael Radford fa il suo dovere e lascia completamente spazio a Troisi che fa suo il ruolo della vita (in tutti i sensi purtroppo), riuscendo ad incarnare tutta la poesia delle opere del poeta argentino Neruda con una modestia mai fuori luogo, una sensibilita’ e una dolcezza che spesso sembrano relegate nella peggior accezione solamente ai film romantici del peggior pomeriggio mediaset. E’ il suo film, il film suo e della natura che lo accompagna fin dalla prima inquadratura e che nel finale lui stesso ci regala, magicamente catturata nell’audio cassetta, quasi a rappresentare il cinema stesso come medium, che deve essere in grado di sentire prima che di stupire, di emozionare prima che abbagliare. E dispiace enormemente pensare che, non dissimilmente dal poeta, cio’ che ci rimane alla fine e’ la pellicola stessa, testamento di un grande attore che con volonta’ ferrea si e’ donato completamente alla sua arte.