
Nightmare Detective (2006) di Shinya Tsukamoto
Continua il mio revival di Tsukamoto. Questa volta mi ha veramente sbilanciato. La prima parte stupisce, in negativo, alternando situazioni e dialoghi quasi comici ad altre ben riuscite, tutto contornato pero’ dalla fantastica messa in scena di una Tokio claustrofobica, ostile, grigia e senza nessuna traccia di umanita’, una giungla d’asfalto e cemento che merita ogni secondo di pellicola. I grattacieli che incombono sullo spettatore dal loro imponente distacco, le scale e i corrimano che guidano solo verso altro cemento, le strade quasi come arterie di un entita’ che tutto vede e governa. E gli riesce benissimo. Poi pero’ abbiamo il detective del titolo interpretato da un giovanotto con la faccia perennemente imbronciata, che va bene finche’ si gira qualcosa tratto da un manga, ma risulta fuori luogo in questo ruolo. La protagonista (famosa cantante giapponese) dal suo cerca di dare un’impronta personale al personaggio femminile, ma per mancanza di esperienza non ci riesce del tutto, forse tranne che nel finale. Il resto lo fanno i dialoghi demenziali dell’intero corpo di polizia. Roba che nemmeno Zenigata ai bei tempi.
Ma… si c’e’ un ma. Il finale di colpo fa dimenticare questi difetti. La musica, le immagini sono vero cinema, uno spettacolo per gli occhi che lascia esterrefatti per la forza visiva messa in scena senza preavviso. E si puo’ mettere via il film soddisfatti, ma… di nuovo ma.. con un dubbio: forse che questo geniale (e pazzo) regista abbia voluto per tutto il tempo prendere in giro noi e il genere, quello super abusato del japan horror, facendo allo stesso tempo una profonda riflessione sulla pochezza dello stesso, quando non resta che un filone da sfruttare senza piu’ idee (un po’ come ha fatto Wes Craven con Scream per l’horror made in USA). Fatto sta che questa visione mi lascia con l’impressione che sotto una superficie non luccicante si nasconda molta piu’ sostanza di quello che sembra. Ed e’ l’elogio piu’ grande che si possa fare ad un cinema ancora coraggiosamente indipendente in tempi ormai cosi’ commerciali.